Partite Iva, bonus 600 euro (forse) prorogato ad aprile. Restano esclusi gli iscritti alle Casse professionali
Partite Iva, bonus 600 euro (forse) prorogato ad aprile. Restano esclusi gli iscritti alle Casse professionali
Condividi su facebook
Facebook
Condividi su twitter
Twitter
Condividi su linkedin
LinkedIn

Il bonus dedicato alle Partite Iva: chi sono gli esclusi

Inizialmente, nelle ore concitate del licenziamento del decreto Cura Italia, si era detto fosse un intervento “una tantum”. In realtà, il governo ora si è impegnato perché l’indennità di 600 euro netti per i cosiddetti lavoratori autonomi (partite Iva e co.co.co.) non si limiti al solo mese di marzo, ma in caso di esigenza si potrà rinnovare anche per i mesi successivi. Nella tarda serata di ieri, infatti, lo scontento dei diretti interessati, raccolto anche da una parte della maggioranza di governo e dalle opposizioni, ha portato Palazzo Chigi a rilasciare una nota dove viene chiarito che l’indennizzo di 600 euro è «su base mensile, non tassabile, per lavoratori autonomi e le partite Iva. L’indennizzo va ad una platea di quasi 5 milioni di persone». Quindi, è ragionevole pensare che l’erogazione proseguirà fino alla fine dell’emergenza legata alla pandemia di Covid-19.

Chi sono i beneficiari

A beneficiarne chi ne farà domanda tra coloro che hanno partita Iva e i collaboratori iscritti alla gestione separata dell’Inps, per i quali sono stati stanziati 170 milioni di euro. Rientrano nella platea – come si legge dall’articolo 27 all’articolo 29 del decreto – anche i lavoratori autonomi iscritti alle gestioni speciali dell’Ago, i lavoratori stagionali del turismo, i professionisti dello spettacolo, i coltivatori diretti, i commercianti e gli artigiani, ma anche quelli senza alcuna previdenza (per un totale di 2,2 miliardi di stanziamento).

Chi sono gli esclusi

Tutto bene, dunque? Non proprio. Perché dal bonus di 600 euro sono esclusi i co.co.co e le partite Iva iscritte alle Casse previdenziali professionali (dai geologi agli architetti, dai medici ai giornalisti). Per loro, però, è stato previsto un Fondo per il reddito di ultima istanza dotato di 300 milioni di euro. Basteranno? Probabilmente no. Del resto, «non versando i contributi all’Inps», dice Emiliana Alessandrucci, presidente Colap (Coordinamento Libere Associazioni Professionali), «è logico pensare che i professionisti debbano ricevere gli ammortizzatori sociali dalle loro Casse, che pagano profumatamente. Fino a oggi però le Casse non hanno mai svolto un vero supporto assistenziale al professionista. Questa potrebbe essere l’occasione per rivedere il loro ruolo sociale, in particolare verso i giovani che non possono contare su un capitale accumulato negli anni». Le Casse non stanno vivendo, finanziariamente parlando, situazioni molto floride, per tanto, l’invito di Colap alla responsabilità. «Il momento è difficile per tutti, ma sappiamo che per qualcuno di noi lo è di più», dice la presidente, «pertanto chi può a pagare lo faccia adesso, per alleggerire almeno in parte il carico sulla collettività».

A quali condizioni

Ma i problemi non finiscono qui. «Il decreto ha introdotto un posticipo dei contributi che a noi professionisti va bene, ma è una soluzione illusoria», spiega ancora Alessandrucci. «Il governo deve essere consapevole che la crisi di liquidità tra un mese potrà solo peggiorare». A questo si aggiunge il problema delle fatture emesse e non pagate. «Se da qui a maggio», conclude Alessandrucci, «non fattureremo nulla, tra tre mesi questi contributi posticipati come li pagheremo?».

Lascia un commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *